La misteriosa sparizione dei progionieri a Napoli

La misteriosa sparizione dei progionieri a Napoli

Tanto tempo fa, a Napoli, c’era una prigione dove venivano mandati i criminali più terribili e temuti. L’edificio era collegato al mare tramite una serie di canali sotterranei, riempiti d’acqua fino all’orlo. Questi canali non potevano costituire una via di fuga per i prigionieri, perché non era possibile percorrerli nuotando per tutta la loro lunghezza senza affogare.

Fu proprio per questo motivo che l’edificio venne scelto come sede di una prigione di massima sicurezza per i delinquenti dell’epoca.

Fu anche la prigione dove i soldati della città decisero di tenere prigioniero un ladro molto pericoloso e violento, diventato famoso per aver rubato qualche anno prima tutti i gioielli della moglie del sindaco. Il ladro, un uomo sulla trentina piuttosto grassoccio, venne rinchiuso nella cella più sicura della prigione, quella a diretto contatto con il canale più grande che collegava il carcere al mare.

Il ladro, di nome Antonio, dal giorno in cui fu imprigionato non smise per tre giorni e tre notti di piangere e urlare per la propria sfortunata sorte.

I secondini si erano quasi abituati alle sue continue lamentele quando queste improvvisamente cessarono. Era la mattina presto del quarto giorno di prigionia dello sfortunato Antonio.

Stupiti, ma anche un po’ sollevati, i soldati andarono a controllare la cella del ladro, ancora completamente immersa nell’oscurità.

Accesero le torce e guardarono all’interno della stanza.

Con un grido, diedero l’allarme. La cella era vuota!

Castello al mare a Napoli Castello al mare a Napoli

Giorni e giorni di indagini e ricerche non servirono a catturare il ladro o capire come avesse fatto a fuggire. Non era possibile che fosse fuggito nuotando nel canale perché né la lunghezza del canale né la mole dell’uomo gliel’avrebbero permesso.

Così a qualcuno venne in mente che quella cella fosse stregata, che facesse scomparire come per magia i criminali rinchiusi lì.

I perfidi secondini testarono questa teoria, e gli esperimenti parvero dar loro ragione. Dieci criminali furono incarcerati nella cella, uno dopo l’altro, e uno dopo l’altro scomparvero, dissolti nel nulla.

A questo punto i guardiani della cella, sempre più curiosi per quello che succedeva, decisero di sorvegliare la stanza notte e giorno senza interruzione.

Liberarono la cella, lasciando completamente vuoto e visibile ogni suo angolo, e si misero in attesa.

Calò la notte e le tenebre avvolsero la stanzetta, ma i secondini non accesero le candele. Continuavano ad aspettare che succedesse qualcosa, non vedevano l’ora di assistere a qualche prodigio!

Ad un certo punto, improvvisamente, la superficie dell’acqua del canale si increspò e, con estrema meraviglia dei soldati, ne uscì un coccodrillo!

Ecco che quindi che ai secondini venne spiegata la ragione della sparizione dei poveri prigionieri, la cui triste fine non era stata un’opera di stregoneria ma la fame di un coccodrillo che, probabilmente, aveva seguito qualche nave da terre lontane ed esotiche fino al porto di Napoli!

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